Le scelte che ci fanno essere chi siamo
Le scelte rendono le persone quello che sono, alcune scelte mostrano valori morali forti, etica e altruismo. Come la beneficenza che è sempre più sottovalutata ultimamente.
Viviamo in anni di crisi, purtroppo è un periodo di stallo nel mondo, una quiete scossa da guerre lontane e da crisi economiche che ci sfiorano senza davvero toccarci. Viviamo in un limbo di benessere da sempre e proprio per questo non siamo in grado di apprezzarlo, non abbiamo motivi di lotta e di indignazione, non abbiamo cause che i permettano di tirare fuori lo spirito comune dell’aggregazione, tutto ci accarezza, ci fa arrabbiare per un po’, ci da uno spunto di affermazione, ma poi torniamo all’apatia del benessere.
Vivere in una società completa e consumistica non ci fa rendere conto di che cosa accade nel mondo in cui viviamo, il mondo di tutti. Le guerre distruggono città e famiglie, costringono alla fuga migliaia di persone che abbandonano la stabilità della loro vita per trasferirsi in un paese nuovo, dove sono guardati con sospetto e diffidenza; le malattie non si curano e le madri vedono i loro bimbi morire piccoli o rimanere ciechi e se ne fanno una ragione, vivono la normalità della morte infantile come plausibile possibilità, se sopravvivono al parto; bambini orfani e abbandonati non si creano nessun futuro.
Questo fa parte del mondo in cui viviamo, un mondo che le associazioni no profit affrontano tutti i giorni da vicino e cercano di affrontare combattendo contro il cinismo e l’egoismo delle persone globalizzate, che però lo sono solo nel loro piccolo del benessere della propria casa.
Fare beneficenza dovrebbe essere un obbligo, lo stato cerca di incentivare questa pratica detassando le offerte, ma la diffidenza delle persone è troppo. Guardare i bambini con le gambe magre e la pancia gonfia in televisione che muoiono di fame e provare pietà non porta a niente, non li aiuta. Il loro bisogno è concreto, la necessità urgente. Bisogna fare qualcosa.